
VORREI

La prima volta in barca ..... come dimenticare....
un giorno la roccia decide di prendere la patente nautica, un'amore condiviso con il suo amico del cuore, con lui stava pomeriggi interi a guardare i treni passare in attesa di quello che li avrebbe portati in città.... pomeriggi di lunghe attese e sognai......
sognavano la città con le sue emozioni e possibilità, con l'università l'arte dell'arrangiarsi e la libertà, lontani da quel paese che la giovane età li faceva sentire come in una gabbia chiusa da milla lucchetti.... e fra i tanti sogni c'era la vela..... un sogno silenzioso e mai svelato ad un paese che non avrebbe potuto capire.... un paese del SUD dove la vita riprendeva un pò di vivacità nei mesi caldi, quando sulla piazza bruciata dal sole riapparivano i villeggianti, che non erano altro che gli emigrati al NORD che rientravano a trovare la famiglia. In quegli anni difficili alla fine erano gli unici privilegiati che in quei viaggi fatti con sacrifici e rinunce per rivedere i propri cari, trasformavano il soggiorno in una vacanza che ai tempi erano in pochi a poterselo permettere.
.....e sognavano la vela.....
Maggio 1978 - SAVONA......patente nautica oltre le 6 miglia...... corso sviluppato in 6 weekend, teoria il sabato e pratica la domenica.
Come dimenticare gli incontri alla stazione di Savona.... lui era sempre lì ad aspettarmi con la tenda i sacchi a pelo e l'eccitazione di tutto... di me, del corso, delle nottate sotto le stelle a sognare veleggiate e giri in barca.... io passavo le ore passeggiando sul lungo mare o facendo il bagno in attesa dei suoi racconti davanti ai bicchieroni di birra che alla fine ci lasciavano sempre mezzi brilli e ridanciani
racconti di carteggi e stelle, di venti brezze marine e di amicizie nate in quei giorni, un gruppo colorito di giovani aspiranti skipper tutti motivati dalla sola passione del mare eccetto uno....... era il più vecchio della combriccola e l'unico non squattrinato anzi alla fine sempre quello che pagava per tutti....... ma poverino era il più disperato.... ancora oggi a pensarci mi viene da ridere.... era il solo ad avere bisogno assoluto della patente perchè già proprietario di barca ed era anche il solo a patire il mare.... al rientro a terra il suo colorito sfumava sempre sulla tonalità del verde giallo.
La prima volta in barca ..... come dimenticare....
quella domenica era l'ultima..... le sei settimane erano volate, all'inizio del corso l'istruttore aveva puntualizzato che per motivi di sicurezza sulla barca sarebbero potuti salire solo gli iscritti ed io ubbidiente ogni volta rimanevo sul pontile a guardarli uscire, ma ero sempre ad accoglierli quando arrivavano, la mia voglia di barca era ormai risaputa e quella domenica inspettatamente prima di mollare gli ormeggi mi sono sentita dire...... sali....
ero al settimo cielo, mai messo piede su un ponte di legno eppure mi sembrava di esserci sempre stata... il mio equilibrio era perfetto il dondolio non mi infastidiva anzi e seduta in un angolo per non dare fastidio mi accingevo a godermi lo spettacolo di manovre e mare dopo aver messo sotto coperta tutti i viveri compreso un sacchetto di ciliege consegnatemi con la raccomandazione di non mangiarle.
la barca scivolava veloce tagliando le onde governata abbastanza bene da questi nuovi marinai, l'eccitazione era alle stelle e si sentivano ormai tutti padroni del mare, non avevano ancora capito invece che è il mare il vero padrone... in un attimo la situazione si è ribaltata, in lontananza sono apparsi minacciosi nuvoloni neri il mare ha incominciato a gonfiarsi ed io rapida come una lepre mi sono fiondata al coperto per non fare la fine del pulcino inzuppato e dal passauomo mi sono goduta lo spettacolo....
gli eroi sono crollati tutti uno a uno inesorabilmente compresa la roccia.... chi era coricato a prua chi vomitava a poppa..... e mentre i panini languivano miseramente nei vari zaini.... il sacchetto di ciliege mi faceva l'occhiolino.
il temporale con la stessa velocità con cui era arrivato così se ne è andato lasciando dietro di se una barca con uno skupper sconsolato che governava da solo un 12 metri, un'equipaggio messo KO da un pò di mare e una passeggiera a cui non è sembrato vero di potersi mangiare indisturbata 1 chilo di ciliege di cui è sempre stata ghiotta lanciando sfottente i noccioli contro gli ormai mezzi marinai.
da allora sono sempre stata quella che è riuscita a fare di tutto sottocoperta anche con il peggiore dei mari, compreso le minestre calde per gli equipaggi infreddoliti....
e per la roccia che da buon skipper non ha più patito il mare......

la signora che ci ha fatto entrare si è dimostrata subito cortese quasi amica... eppure non mi aveva mai vista e seduta sulla poltroncina di vimini un pò anchilosata per i vari dolori che mi accompagnano nel mio quotidiano ho chiacchierato del più e del meno come se fossi sempre stata di casa..... ed alla fine nella stanza eravamo in cinque, suppergiù tutte della stessa età ogniuna con uno stile diverso ma in egual modo tutte affascinanti perchè tutte aperte al sorriso e al dialogo.........
oggi era la prima volta, quando è arrivato il mio turno in coro mi hanno detto...... vedrai poi ti sentirai meglio.....mentre una guardandomi ha sottolineato facendo segno con due dita al triangolo davanti al petto per indicare tutta la zona che prende la gola il cuore e lo stomaco.... vedrai è lì dove sentirai maggior beneficio......
poi mi sono ritrovata coricata su un lettino con due mani che volteggiavano sopra di me come farfalle cercando di farmi arrivare quel flusso benefico che dovrebbe risolvere almeno in parte i miei problemi e mentre incuriosita le guardavo ho pensato che a me le mani è sempre piaciuto sentirle addosso, essere stretta da mani forti accarezzata da mani delicate stuzzicata da mani sapienti che sanno trasmettermi quel calore che mi infiamma e fa dimenticare tutte le ansie.... e questa è stata spesso la terapia che mi ha aiutata a superare grandi dolori....
ed io allora forse quelle mani le ho chiamate perchè come per incanto si sono impossessate massaggiando di ogni parte del mio corpo, partendo dalla punta dei piedi salendo su su fino ai fianchi per poi tornare leggermente indietro, facendo delicatamente scivolare lo slip per andare a toccare quelle parti particolarmente dolenti.... poi sono risalite decise arrivando pazientemente alla punta di ogni dito per poi spostarsi sul famoso triangolo tra gola cuore e stomaco e a quel punto è stato come andare in chiesa... o ci credi o non ci credi, ed io non ci credo, quindi in quella fase ha lavorare inutilmente perchè in quella parte nessuno è in grado di far niente, quel triangolo tiene racchiuso come in un pugno la sofferenza che mi porterò dentro fino alla fine.......... nella consapevolezza di dover condividere per sempre la sofferenza di un figlio.
qundo mi sono alzata camminavo dritta come un fuso, con le spalle indietro il petto in fuori e la schiena più rilassata, uscendo dallo studio sfoderando il migliore dei miei sorrisi ho fatto la felicità di chi ci crede, infondo perchè nò, tanto il pugno chiuso nessuno lo vede.
